Hagens Berman Jayco, giovani azzurri crescono sognando il WorldTour: Colombo, Sambinello e Serangeli si raccontano

I tre talenti italiani della Hagens Berman Jayco raccontano le loro ambizioni e la loro esperienza all’interno di una delle squadre giovanili più ambite al mondo. Mattia Sambinello, classe 2005, fa parte del team già da due anni; Riccardo Colombo e Giacomo Serangeli, entrambi classe 2007, sono invece appena approdati quest’anno dalla categoria juniores alla formazione guidata da Axel Merckx. Tutti e tre hanno già messo in mostra qualità importanti, guadagnandosi un posto in questa squadra, che dalla passata stagione è diventata vivaio ufficiale della Jayco AlUla. La redazione di SpazioCiclismo ha incontrato i tre giovani corridori in occasione del ritiro pre-stagionale, svoltosi in Italia , per raccogliere le loro impressioni.

Siete entrati a far parte di una struttura importante, vivaio di una squadra WorldTour, che negli anni ha scoperto grandi talenti. Cosa significa per voi indossare questa maglia?
RC: Iniziare la stagione e indossare questa maglia è una cosa bella, è motivo di orgoglio e uno stimolo a fare bene.
GS: Dobbiamo essere contenti di avere questa opportunità. Onoreremo al meglio questa maglia, ci proveremo fino in fondo.
MS: È motivo di prestigio e di orgoglio. Dopo tre anni qui, apprezzo il modo di lavorare, l’organizzazione del gruppo e il modo in cui Axel si relaziona con noi. È un motivo in più di orgoglio far parte della Devo della Jayco, ti spinge a dimostrare quanto vali e a voler mostrare questa maglia al mondo.

Nel tempo la squadra ha dimostrato di dare grande importanza all’aspetto umano oltre agli aspetti tecnici, lo avete percepito all’interno del gruppo?
MS: Sì, soprattutto all’inizio quando sono arrivato. Andavo ancora a scuola e mi hanno detto che la priorità era finire gli studi e poi avrebbe avuto spazio la bici. Così è stato, ho finito la scuola tranquillamente e poi, dopo la maturità, mi sono dedicato completamente alla bici. Qui non puntano solo a farti crescere come atleta, ma prima di tutto come uomo, come persona. In questi tre anni penso di essere cresciuto molto più come uomo che come atleta. Ora è chiaro che sia il momento di crescere anche come atleta e continuare a svilupparmi, con una crescita graduale e fisiologica, ma comunque prima come uomo e poi come atleta.
GS: Sì, dal punto di vista delle pressioni qua siamo tranquilli, ci viene data la possibilità di finire con calma la scuola e poi pensare al cento per cento alla bici.

Riccardo e Giacomo, siete al primo anno con la squadra, che sensazioni state vivendo? Come avete percepito il salto dalla categoria juniores?
GS: I volumi di allenamento sono più alti rispetto alla categoria juniores, ma io e Riccardo ci siamo ambientati abbastanza bene e stiamo migliorando con l’inglese. Tutto procede bene, i compagni più grandi ci stanno aiutando ad ambientarci e ci troviamo benissimo.
RC: Sì, è un ambiente molto tranquillo che ti permette di crescere con calma. Rispetto alle strutture dove siamo cresciuti è sicuramente una struttura più grande. Diciamo che è una macchina in movimento, bisogna muoversi insieme a lei, senza restare indietro, crescendo passo passo e abituandosi.

Mattia, tu invece sei al terzo anno, cosa cambia rispetto alle stagioni precedenti? Che obiettivi ti sei posto per quest’anno?
MS: Sono stati tre anni molto frastornanti. Dopo l’incidente dell’anno scorso, il mio obiettivo principale è stato tornare a pedalare e ritrovare la forma di prima. È stato difficile perché sono rimasto fermo a lungo e ho perso molta muscolatura, quindi ci è voluto del tempo per ricominciare. Quest’anno, però, mi sento pronto, mi sono posto molti obiettivi. Prima di tutto, voglio vincere almeno una gara, e il mio sogno è la Roubaix (Espoirs). La prima volta che l’ho fatta mi sono innamorato di questa corsa, e quest’anno è il mio obiettivo principale. Naturalmente voglio vincerla, ma ci sono tante variabili. L’obiettivo resta comunque ottenere risultati e prepararmi per il grande salto, ovvero diventare professionista.

Quindi ti senti un corridore da Classiche?
MS: Sì, principalmente le Classiche, qualche giro a tappe con sprint, ma soprattutto le Classiche come la Roubaix e la Liegi.

Che tipo di corridore vi sentite? E su quale aspetto state lavorando maggiormente per fare un ulteriore salto di qualità?
RC: Io sto lavorando sulle Classiche con l’obiettivo di Roubaix (Espoirs) e Gand-Wevelgem U23. Prima ci sarà la Roubaix, e poi la Gand la settimana successiva: sono i miei due grandi obiettivi. Poi per il resto della stagione punto a crescere e dare una mano ai compagni di squadra più grandi.
GS:  Anche il mio obiettivo sarà dare una mano ai compagni di squadra più grandi e in più punteremo a qualche gara, come le Classiche italiane, che si adattano bene alle mie caratteristiche, e magari anche al Campionato Italiano.

In chiusura arriva la domanda sulla corsa dei sogni, quella che vorrebbero disputare se un giorno arrivasse il grande salto tra i professionisti. Le risposte sono immediate e tutti e tre accennano un sorriso. Mattia Sambinello conferma la Roubaix, dei pro’ stavolta, e aggiunge il Giro d’Italia, Riccardo Colombo resta in Italia con la Classicissima, la Milano-Sanremo, e Giacomo Serangeli conclude con il più antico dei Grandi Giri, il Tour de France. Il percorso è lungo, ma sogni e obiettivi sono chiari. Adesso si tratta di lavorare sodo per raggiungerli.

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